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KONY 2012-INVISIBLE CHILDREN

marzo 12, 2012

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Un brivido mi p…

marzo 2, 2012

Un brivido mi percorre tutta.

Non è la febbre.Non solo quella.

E’ un tremore di inquietudine, di tristezza, di malinconia dinanzi a chi ti ama e ti chiede se sei delusa. Cosa dovrei rispondere? sì, lo sono? sono delusa dalla vita? E’ questa la risposta che dovrei dare loro per ferirli e trasmettergli l’angoscia che provo io? No, fingo. Sorrido e mi fingo malata. Non posso definirla neanche rassegnazione, ma presa di coscienza, presa d’atto, consapevolezza di ciò che è. E’ la vita. Cerco di mantenere la calma e di prendere la vita come viene senza troppe pippe mentali. A volte riesco, altre no. 

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febbraio 29, 2012

 

 

E ci sono momenti come questi in cui le parole perdono ogni significato…

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febbraio 29, 2012

Aprirsi. Togliere quel velo che ci permette di apparire per ciò che siamo senza artefatti, senza distorsioni, senza obnubilamenti.  Aprire il proprio mondo a qualcun’altro equivale a mettersi a nudo. In pochi siamo disposti a farlo. Perchè?

Perchè aprisi, scoprirsi e spogliarsi degli abiti che portiamo equivale a denudare la propria persona mostrando noi stessi con le nostre paure, con le nostre debolezze, con le nostre delusioni. Perchè farlo? In fondo siamo apprezzati più per ciò che appariamo e non per ciò che siamo realmente. Mettersi a nudo può far crollare la sicurezza e l’autostima che ci siamo costruiti negli anni e che ci ha fortificato rendendoci possenti, sicuri, e anche insensibili.

Io sono convinta che l’altro ci ammiri per ciò che vogliamo apparire, perchè, nel momento in cui ci spogliamo di noi, vengono fuori quegli aspetti, quelle caratteristiche che non avremmo mai voluto scoprire. La sensibilità umana esiste nella misura in cui non intacca la nostra vita personale e quando si tratta di fare delle scelte per la nostra persona dimentichiamo la sensibilità, la bontà d’animo, l’altruismo. Siamo dei perfetti egoisti!

Nell stesso tempo non si può condividere un mondo con qualcuno che si mostra diverso da ciò che è… perchè? perchè quel mondo crollerebbe da un momento all’altro. Si tratterebbe solo di tempo e via via le crepe si amplierebbero fino al crollo. Così come non ci si può rifugiare in una realtà astratta in cui regnano solo emozioni e sensazioni. Sarebbe bello se avesse la durata di un batter di ciglia.

La realtà è ben diversa dalle nostre costruzioni mentali, che non lo vogliamo o no. Bisogna fare i conti con questa o prima o poi essa stessa ci mostrerà il conto e a quel punto sarà tardi per tutto.

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febbraio 17, 2012

Terminato un ciclo di vita che mi ha visto protagonista in una realtà ben diversa dalla mia, torno tra le mie mura con una nuova visione del mondo, con maggiore consapevolezza di chi sono e di chi sarò. L’esperienza in questa nazione mi ha arricchito culturalmente in quanto ho allargato i miei orizzonti e sono andata al di là di ciò che è dinanzi al mio naso. Una realtà diversa dalla nostra, carica di pregiudizi e di miti da parte nostra. Ho abbattuto le credenze che etichettavano quel popolo e ho creato in me e in chi mi sta intorno nuove vedute e punti di vista.
Naturalmente ha sorpreso anche me incontrare per strada o al supermercato gente in accappatoio e pantofole, ma superata la meraviglia iniziale mi sono resa conto di quanto sia importante l’apparenza da noi.
Superflua, frivola, insignificante, l’apparenza ci rende schiavi di noi stessi.
Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita libera di vestire e svestirmi senza badare all’apparenza, all’opinione altrui e di camminare per strada o sull’autobus senza occhi puntati addosso.
Per la prima volta nella mia vita ho capito cosa vuol dire non avere nulla e andare al di là del vestito logorato dal tempo, delle scarpe che mostrano i km e km percorsi a piedi, usurati e che avrebbero da raccontare le fatiche.
Per la prima volta nella mia vita ho capito cosa vuol dire soffrire in un letto di ospedale accanto ad altri sventurati come te che giacciono su gomma, addobbata a letto o simil-giaciglio in cui tracorrere la notte, rivestita da stoffe simil-lenzuola putride con macchie di ogni tipo che lasciano volare libera l’immaginazione verso le più disparate ipotesi, adagiata a fianco di altri “letti” in una stanza piccola, maleodorante, triste.
Per la prima volta ho capito cosa vuol dire il termine soffrire e non avere nessuno e l’ho comparato con il nostro benessere e la nostra prosperità.
Per la prima volta ho compreso quanto debba sentirmi fortunata per ciò che ho e ho avuto dalla vita e per la prima volta mi sono sentita inutile per la facilità con cui vivo dinanzi a chi patisce per sopravvivere e ringrazia Iddio per ogni nuovo giorno.
Ho compreso quanto sia facile la mia vita e quanto non lo sia la loro.
Ho compreso quanto sia semplice per loro convivere con la sofferenza e accettarla quando mi ritrovai dinanzi a una madre che sedeva vicino al suo bambino, in un letto di ospedale, e non si rese conto che il bambino non respirava più e mentre la dottoressa le comunicava che probabilmente il bimbo non ce l’avrebbe fatta la sua espressione addolorata trasmetteva la rassegnazione quasi abitudinaria dinanzi a una sofferenza di tale portata.
Ho realizzato quanto sia lontana anni luce dalla nostra quella nazione relazionandomi con più generazioni (nonna 44, madre 25, figlia 14, nipote appena nata) in un pittoresco quadretto familiare.
Ho compreso che c’è davvero chi non ha.
Ho realizzato che il mondo è fatto male e, così fatto, esistono persone di classe A e persone di classe B.
Ho compreso che non possono esistere persone di classe A e persone di classe B e che non si può lasciar morire chi non ha.
Non si può accettare di assistere a scene in cui il parente del paziente mette danaro in tasca all’infermiere affinchè riceva più attenzioni e più cure. NON SI PUO’! Così come non si può accettare che io possa ricevere una visita medica per le mie fisime perchè ho il potere, mentre chi ne ha davvero bisogno,e non ha il potere, debba attendere liste d’attesa interminabili.

Per la prima volta ho realizzato che anche il fruttivendolo può conoscere l’inglese e può offrirmi la frutta migliore anzichè fregarmi 🙂
Per la prima volta ho realizzato che si può dimostrare riconoscenza e gratitudine pur parlando due lingue diverse…io e la mia vicina di appartamento ne siamo state la prova 🙂
Ho compreso quanto sia semplice e poco dispendioso camminare in taxi senza veder piangere le proprie tasche.
Ho compreso quanto sia squallido e volgare il mercato del sesso.
Per la prima volta nella mia vita mi sono meravigliata affacciandomi alla finestra e trovando tutto innevato e per la prima volta nella mia vita ho gioito cadendo in terra su tanta neve soffice.
Per la prima volta nella mia vita sono stata corteggiata da un Malesyano, da un Indiano e da un Africano e purtroppo, per l’ENNESIMA VOLTA nella mia vita, ho dovuto riconoscere quanto l’uomo sia simile in ogni nazione.
Ho compreso che bisogna mettersi alla prova anche quando si teme di non farcela e ho realizzato che è stato più semplice di quanto immaginassi parlare in inglese e farsi capire.
Ho compreso, inoltre, che la corruzione regna sovrana in ogni luogo e che io non riuscirò a sconfiggere il Male come credevo da bambina.
Sono cresciuta grazie ai sorrisi e alle lacrime e con rammarico chiudo questo capitolo della mia vita e continuo per la mia strada.

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Gli uomini non cambiano…

febbraio 5, 2012

Sono stata anch’io bambina
Di mio padre innamorata
Per lui sbaglio sempre e sono
La sua figlia sgangherata
Ho provato a conquistarlo
E non ci sono mai riuscita
E lottato per cambiarlo
Ci vorrebbe un’altra vita.
La pazienza delle donne incomincia a quell’età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con il primo che ti capita e ti dice una bugia.
Gli uomini non cambiano
Prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te.
Piansi anch’io la prima volta
Stretta a un angolo e sconfitta
Lui faceva e non capiva
Perché stavo ferma e zitta
Ma ho scoperto con il tempo
E diventando un po’ più dura
Che se l’uomo in gruppo è più cattivo
Quando è solo ha più paura.
Gli uomini non cambiano
Fanno i soldi per comprarti
E poi ti vendono
La notte, gli uomini non tornano
E ti danno tutto quello che non vuoi
Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne
Ma non sono come noi
Amore gli uomini che cambiano
Sono quasi un ideale che non c’è
Sono quelli innamorati come te.

In questa domenica mattina uggiosa e piovosa questo testo esprime ciò che la mia mano non riesce a partorire. Non posso nascondere la mia malinconia e la nostalgia che sento fra le note, ma la realtà dura e cruda è sempre la stessa.

Per te.

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gennaio 13, 2012